|
 |
|
L'approccio cognitivo-comportamentale
|
| Di Alessandra Forlini - Psicoterapeuta |
|
|
L'approccio
cognitivo-comportamentale è caratterizzato dall'unione, come è facile cogliere, di due
scuole di pensiero: quella cognitivista e quella comportamentista. |
L'essere umano è pensiero, è
emozione, è comportamento. Questi tre elementi interagiscono tra di loro influenzandosi
reciprocamente. |
Facciamo un esempio: una persona
deve affrontare un colloquio di lavoro e dentro di se pensa "non valgo niente, sono
un fallito, non sarò mai in grado di svolgere un lavoro", le emozioni collegate a
questo tipo di pensieri saranno, con molta probabilità connotate negativamente,
tristezza, rabbia verso se stessi ecc. Una persona che pensa questo e che prova questo
tipo di emozioni con molta probabilità assumerà dei comportamenti che rispecchiano
questo stato interiore. Sicuramente non affronterà con il sorriso sulle labbra il
colloquio di lavoro! Facciamo un altro esempio di qualcuno che nella stessa situazione
dice a se stesso "penso di essere competente per il lavoro che mi è stato proposto,
è probabile che riesca ad ottenerlo". Le emozioni, in questo caso, avranno
probabilmente una connotazione positiva, fiducia, tranquillità E' molto probabile che una
persona che pensa questo e sente queste emozioni si comporti di conseguenza, utilizzando
sistemi di comunicazione aperti e adeguati alla situazione. |
C'è una circolarità interna che
impedisce di stabilire, e del resto non sarebbe così utile farlo, se si sviluppi prima il
pensiero e poi gli altri elementi della triade descritta. L'essere umano, poi, entra in
contatto con l'ambiente esterno fatto di persone e di eventi che a loro volta lo
condizionano. Ma come si arriva ad avere un tipo di pensiero/emozione/comportamento
piuttosto di un altro? Uno dei cardini dell'approccio cognitivo-comportamentale è il
concetto di apprendimento: gli schemi cognitivi, le reazioni emotive ed i comportamenti
che mettiamo in atto sono frutto di apprendimento, sia quelli che risultano adattivi e
funzionali al benessere della persona che, viceversa quelli che sono definiti
disfunzionali e creano disagio. |
L'approccio più propriamente
cognitivo cerca di far si che la persona diventi consapevole delle caratteristiche della
sua struttura interna disfunzionale per poi operare una ristrutturazione. Il terapeuta
cerca quindi di ricostruire la storia d'apprendimento del paziente attraverso procedure di
assessment che sostanzialmente possono essere tradotte con il termine valutazione. Si
cerca cioè di individuare le aree disfunzionali (cognitiva, emotiva, sociale ecc.)
cercando per ognuna di stabilire le disabilità del paziente e conseguentemente anche le
sue abilità, quindi ciò che non è in grado di fare e ciò che invece è in grado di
fare. |
Il rapporto terapeuta-paziente
diventa il fulcro dell'intervento, a tal fine ci si avvale dei suggerimenti forniti da
Rogers, fondatore dell'approccio centrato sulla persona, che riguardano l'entrare in un
contatto empatico con il paziente, sentire quello che lui sente, comprenderlo nella sua
essenza, accettarlo come persona incondizionatamente. |
La persona che si rivolge ad uno
psicoterapeuta spesso viene con motivazioni confuse, sta male ma non sa da cosa dipende
questo suo stato, ha una percezione di un problema che spesso non è in grado nemmeno di
descrivere. Ecco quindi che i primi colloqui sono utilizzati per stabilire un contatto con
il paziente in modo tale che si crei un clima di fiducia e di accettazione. La persona
sofferente sente il bisogno di veder accolta la sua sofferenza prima di aprirsi.
Attraverso il colloquio clinico il terapeuta cerca di cogliere la presenza di idee
irrazionali cercando di far emergere il correlato emotivo e quello comportamentale. |
|