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Il
film inizia con una giornata di Sole, una gita domenicale di
Antonio da piccolo (il protagonista) coi genitori che stanno litigando
(il padre fa le scenate di gelosia alla madre) e con la narrazione di
Sergio Rubini (Antonio da adulto), che si esprime con l'intensità di
colui che sta cercando di raccontare la propria vita ad uno psicologo.
Antonio riflette sull'infanzia (non facile) del bambino dalla
dentatura enorme che è stato. Evidentemente la sana abitudine di
riflettere (con la fantasia) e di esprimere (con la poesia) gli
consentirà una certa sopravvivenza da bambino e lo aiuterà a
percorrere il viaggio dell'umana esistenza anche da adulto.
Il corpo possiede una memoria stomatologica? Cosa contengono i denti?
Riflessioni (ingenue?) sulla bioenergetica e liriche cariche di
consapevolezza si intrecciano con le immagini che ci conducono sempre
più alla scoperta di una infanzia probabilmente negata (come direbbe
Alice Miller).
L'ennesimo litigio tra il padre e la madre di Antonio viene interrotto
dal bambino, che prende di mira una roccia sporgente ed inizia a
sbatterci violentemente quei dentoni che ha, proprio come fanno certi
bambini autistici quando hanno una crisi, come se il dolore
riguardasse tutti tranne loro!
La madre accorre e abbraccia il figlio sanguinante ma in estasi per le
attenzioni materne ricevute. Egli con il suo gesto ha ottenuto due
vantaggi:
1) di interrompere il litigio dei genitori (fuori e dentro
di sé);
2) di ottenere tutta quanta l'attenzione edipico-incestuale di
sua madre.
C'è da notare che la donna consapevolmente o meno sembra starci
volentieri nella dinamica edipica. Sembra infatti voler compensare le
mancanze affettive del padre utilizzando il figlio come sostituto.. Salvatores sottolinea la continuità psicologica tra padre e figlio
spostando immediatamente l'attenzione sull'Antonio-adulto che sta
litigando con Mara utilizzando le stesse modalità del padre, il quale,
con le sue scenate di gelosia, aveva reso impossibile la vita sua e
dei suoi familiari.
Antonio ritiene che Mara lo tradisca con il dentista Luca De Rosa e
quindi provoca pesantemente la giovane e bellissima donna. Mara dice
di voler vedere un film alla televisione (immagini in bianco e nero e
grida: un dentista sta torturando un paziente!) e Antonio va avanti
con la scenata, per sondare quanto è profonda la tana del Bianconiglio...
Mara si difende freddamente: probabilmente non ha ancora capito (o non
vuol capire) quanto Antonio sia disperato e disposto a rischiare pur
di far succedere qualcosa. La tensione sale e la donna finisce per
minacciare Antonio con l'ultimatum: "se continui ti spacco i denti!".
Quale invito migliore per uno che odia i suoi denti? Antonio non si
lascia perdere l'occasione ed esagera: "Mara (...) sei una troia!".
Mara esplode: prende il posacenere e glielo scaraventa con tutta la
forza che ha sugli incisivi superiori fracassandoglieli entrambi, nel
mezzo.. al cuore!
Segue la quiete (apparente) dopo la tempesta e il gioco della
relazione di coppia non sufficientemente consapevole torna sulla
dinamica vittima-carnefice, sui sensi di colpa, sui ruoli espliciti e
sui ruoli latenti.
Qualcosa accade e rende ancora più complessa la trama: Antonio
appoggia la lingua sugli alveoli ed ecco che partono dei filmati
interni (visualizzazioni) relativi alla sua infanzia. La madre che
sorride, il padre che lo sgrida in modo violento. Antonio chiede a
Mara: "è possibile che il mio corpo possieda una memoria stomatologica?".
Mara però non sembra proprio preoccuparsi della memoria stomatologica - e forse
neppure di una visione particolarmente profonda della vita - e
se ne esce dall'impiccio con un "amore non lo so, ma è meglio se
vedi un dentista..."
Il commento di Antonio ci illustra la natura e la differenza tra il
dolore fisico e il dolore psichico che molti di noi hanno sperimentato
almeno una volta sulla propria pelle: "dolore fisico.. concreto..
(molto) più sopportabile di quell'altro.. fatto di immagini".
Il subconscio di Antonio comunica dati, ma sembra che l'Antonio
cosciente non sia ancora capace di valutarne adeguatamente la portata.
Quello che Platone in Teeteto chiama "quel demone che alberga in me"
forse agisce anche in Antonio, cercando di informarlo circa la sua
relazione con Mara.
Quel "demone" - che da molti di noi è vissuto come un fastidio -
potrebbe invece essere la nostra guida e la nostra salvezza
(quantomeno dalla nevrosi). Antonio intanto è giunto alla paranoia e a
quella fetta di verità che si nasconde tra i pensieri talvolta
vorticosi di ognuno: Mara gli ha fissato un appuntamento con Luca De
Rosa! Vuole forse a sua volta provocare gli eventi?
Tutti tendiamo (consciamente o inconsciamente, chi più chi meno) alla
verità e se non siamo noi a cercarla probabilmente sarà la verità a
cercare noi e a chiedercene il conto.
Le immagini si spostano nello studio del dentista-psicologo Luca De
Rosa, che, con voce da "master", impone ad Antonio un "apra la bocca!"
decisamente sopra le righe, come sopra le righe sono molti dei
dialoghi tra i personaggi che popolano il capolavoro di Salvatores. Il
regista sembra voler sottolineare quanto la nostra mente tenda a
distorcere la percezione a seconda degli "occhiali" che indossiamo.
Tra Antonio e Luca si svolge una specie di duello. Antonio ha imparato
a controllare il dolore e lo affronta come un lama tibetano, senza
battere ciglio, per comunicare la sua forza all'uomo che crede essere
l'amante della sua fidanzata.
La diagnosi del dentista è preoccupante: "con una bocca come la sua,
nell'insieme, mi preoccuperei". Ma potrebbe anche essere: "con un
inconscio come il suo..."
Uscito di lì Antonio parla di "Mammagia", la
magia della mamma che pervade la vita di chi non ha superato
adeguatamente il complesso edipico.
Non appena vuole uscire dalla realtà, oppure continuare il viaggio nel
passato, Antonio non deve fare altro che poggiare la lingua sugli
alveoli ed ecco che vede sua madre che gli dice: "Antonio, le cose
cambiano, i denti ricrescono, tutto cambia". Da Newton ad Einstein: da
Universo meccanico (e quindi sostanzialmente uguale a se stesso) a
flussi di pura energia in continuo movimento.
Mara, indecisa tra Antonio (il sentimento) e Luca (la prestazione), in
un momento del film manifesta chiaramente la sua insoddisfazione:
"perché sono finita con uno come te?". E dove sarebbe finita? Ce ne
fossero di individui come Antonio! Di "attaccapanni" come Luca ce ne
sono anche troppi (vado io pure sopra le righe: in realtà ragione e
sentimento sono da armonizzare in noi)!
Luca ha invitato Antonio e Mara a cena; Antonio si arrabbia ma sente
di non potersi sottrarre e accompagna la donna alla cena (gli tocca!).
Durante il tragitto Antonio si arrabbia perché Mara gli dice di aver
raccontato cose di lui/loro a Luca, che sembra sempre più uno
psicologo al quale Salvatores ha conferito un ruolo di facciata.
Luca fa "il perfetto": cucina la carne in maniera impeccabile ed
amoreggia con Mara, che sta al gioco (Mara conosce perfino il nome del
gatto di Luca: Suk). Quando Luca abbraccia Mara, Antonio si incavola
moltissimo e nel film si verifica come un salto spazio-temporale -
prodotto dall'esplosione-implosione di un buco nero dopo che si è
inghiottito una galassia (mi sono lasciato prendere la mano) - che fa
fondere la pellicola (effetti speciali) e adesso Antonio fa a Mara la
sua scenata in automobile.
Poi Antonio blocca i freni e urla a Mara: "Ma come cazzo facevi a
sapere che il gatto di Luca si chiama Suk?".
Antonio ha trascorso una
serata da dimenticare; Mara minimizza: probabilmente non è ancora
pronta ad abbandonare "il suo bambino"..
Mara nega l'evidenza e cerca in qualche modo di rassicurare Antonio.
E' chiaro che la realtà è ad un passo, ma scotta, è incandescente!
Stavolta le allucinazioni Antonio le ha nel letto con Mara: nel
dormiveglia immagina che Luca stia "coprendo" fisicamente Mara. E' una
suggestione, anche se è chiaro che il fantasma di Luca sembra essersi
insediato stabilmente tra i due.
Il film scorre e adesso Antonio bisbiglia fuori campo "cosa nascondono
i miei denti? Cosa abita nel mio corpo? Qualcuno mi aiuti a scoprire
cosa si nasconde nel mio corpo!". La bioenergetica e la psicosomatica
sono soltanto due delle discipline che potremmo utilizzare per
rifletterci su. La psiche influenza il corpo o viceversa? Di certo c'è
un ponte tra le due dimensioni. Di certo c'è l'Inconscio.
Di certo
conteniamo un mondo fatto di zone di luce e zone d'ombra..
Davanti ad un quadro della sala d'aspetto del dentista n. 2 (nella
cornice un sorriso con un dente d'oro), Antonio sfiora gli alveoli ed
esclama: "Zio Nino!".
Irrompe nel film lo zio Nino, il maestro che trasmette al nipote la
sua sensibilità maschile. Può generare ilarità la collezione di
"peletti pubici" delle fidanzate dello zio Nino ("tutti amori..") ma
si tratta pur sempre di qualcosa che appartiene all'universo maschile,
che integra in qualche modo il maschile-non-maschile del padre di Antonio.
Dal dentista n. 2 Antonio pretende ancora una protesi, ma la vita
sembra aver scelto per lui qualcosa di più. Antonio non si rende conto
che probabilmente sono proprio quei dubbi e quelle incertezze che
rappresentano una sorta di "forza-debole" capace condurre verso
livelli più alti e più profondi di verità.
Antonio nega l'eredità genetica ("i miei figli non hanno denti così
grossi"), come se le "bolle di sofferenza" che i genitori non riescono
a sciogliere non venissero poi passate ai figli tali e quali..
Il dentista n. 2 diagnostica che "in quella bocca si può nascondere di
tutto.. bisogna fare delle radiografie.." e continua a lavorare
distrattamente sulla bocca di Antonio dando inizio ad un monologo
sulle dinamiche di dipendenza e sul funzionamento della psicologia
femminile.
Interessante riflettere sull'aggressività di questo dentista, la cui
condizione sembra quella di una persona particolarmente sola, che non
riesce a trovare un interlocutore che ascolti il suo dolore (fatto di
immagini) e che per trovare sollievo (o forse sopravvivere a se
stesso) utilizza i suoi pazienti!
Lo zio Nino viene evocato più volte da Antonio: adesso gli insegna
come rispondere a chi lo prende in giro per i suoi denti; adesso gli
insegna a ballare il tango ("la mano deve essere lontana dal corpo..
solo il pollice preme sul fianco.. la gamba deve affondare.. le donne
impazziscono quando lo fa").
Antonio si chiede: "perché è così difficile trovare un maestro?
Smettere di essere figli e diventare padri?"
E' davvero necessario smettere di essere figli?
Nella psicologia transazionale c'è un parallelo "bambino-es", "adulto-io" e
"genitore-super-io", agenti da armonizzare, non da eliminare! Anche
nella tradizione psicosintetica c'è qualcosa di simile: le
subpersonalità che "lavorano dentro" e che tendono a prendere il
controllo alternandosi tra loro. Forse c'è semplicemente da lavorare
maggiormente sull'adulto..
Antonio va a trovare i figli dalla ex-moglie. Giocando con la figlia
si accorge che qualcosa nella dentatura della bambina non va:
"Michela! Mi fai vedere i tuoi denti?". Scopre che la figlia ha i
denti come i suoi e ci rimane malissimo.. Dice alla figlia che va
tutto bene ma ancora una volta la verità è altrove ed entrambi ne sono
perfettamente consapevoli.
Continuando sui binari psiche e soma, la catena della sofferenza di
cui parla Alice Miller per adesso è intatta. Ma cosa ha passato
Antonio a Michela? Soltanto i denti da pescecane o anche qualcosa di
più profondo e radicato?
Durante l'acceso dialogo con la ex-moglie Antonio sfiora gli alveoli:
appare la madre che tuona: "se fai piangere la mamma qualcuno farà
piangere te". Mamma e/o moglie? I ruoli sono stravolti nella
personalità in cui l'età anagrafica e l'età mentale dell'adulto non
armonizzano..
Ma una cosa è chiara: la legge del Destino (o del Karma) chiede
giustizia e Antonio sembra in debito.
Chi fa del male a chi se in
questa prospettiva gli altri siamo noi stessi?
Il viaggio iniziatico prosegue, da dentista a dentista, alla ricerca di un
contenitore tanto grande (e buono) da poter contenere tutto quel
dolore. Durante il tragitto vi è un altro dialogo "extra-strong"
con la madre: "(...) mi sento solo.." e lei risponde
delicatamente "ma non sei il solo". E Antonio continua: "E poi
dovrei insegnare qualcosa ai miei studenti, ma a me chi mi
insegna?"
Dallo specchietto retrovisore dell'auto (da
dove poco prima vedeva il fantasma della madre) Antonio vede
l'immagine di se stesso. Antonio non ha avuto un padre: la presenza
fisica talvolta non è sufficiente.. E' chiaro che il padre era troppo
occupato a gestire i suoi fantasmi (meno male che c'è lo zio Nino!).
Infatti Antonio vede parecchie volte lo zio Nino (che dona ad Antonio)
e soltanto alla fine del film il padre-fantasma (che sembra soltanto
voler prendere da Antonio).
Si torna alla relazione (di crisi) tra Antonio e Mara, la quale sembra
molto attratta da Luca e insoddisfatta dalla relazione con Antonio (la
dinamica materna non le basta?). Antonio sembra voler andare fino in
fondo nel suo viaggio; Mara non sembra della stessa idea.
Ci vuole un buon dentista per togliere "denti" così grandi...
E il
viaggio continua con il terzo dentista (il dott. Lotto), che sembra
interessato più alle impronte dei denti che alle persone nel loro
insieme.
Il dott. Lotto critica Antonio per il fatto di aver lasciato la
famiglia; lo fa sentire in colpa; gli pratica delle piccole torture,
ma produce anche riflessioni utili.
"Ecco la bocca di sua figlia (gli mostra le impronte di Michela) (...)
si occupi di sua figlia (...) noi la nostra vita l'abbiamo già
vissuta, abbiamo le nostre difese..."
Il dott. Lotto tocca le corde
giuste ma non va molto oltre il senso di colpa.
Antonio procede nella ricerca di un buon terapeuta, proprio come fanno
"i globetrotter" di cui parla Antonio Alberto Semi, che sono quei
pazienti che si presentano da tutti quanti gli psicologi presenti
sulla piazza in cerca di un professionista che dica loro esattamente
ciò che intendono sentirsi dire, possibilmente senza mai intaccare lo
status quo..
La segretaria del dott. Lotto consiglia ad Antonio un altro dentista:
il dott. Cagnano! Il passato ritorna: Cagnano era uno degli odiati
dentisti che "trapanavano" la madre di Antonio!
L'attenzione torna su Antonio e Mara: "il tuo lavoro è più importante
di me... accompagnami da Cagnano... il solo nome mi terrorizza!". Ma Mammagia-Mara deve andare a lavoro.
Antonio è contrariato ma poi trova
l'assegno che Mara ha staccato per i denti suoi e di sua figlia (ci
resta basito).
Ma, come sempre, più o meno, denaro o non denaro, i problemi restano.
Mara sembra comunque più attratta dalla "perfezione" di Luca che dai
dubbi esistenziali di Antonio (che è pure prof. di filosofia..). Il
complesso edipico di Antonio è palese nel ricordo di Cagnano (Antonio
è geloso della madre).
Cagnano sembra proprio penetrare la madre di Luca, che,
improvvisamente, diviene vulnerabile agli occhi del figlio. Il passato
(Cagnano) torna indietro a chieder e il conto (Antonio non si tira
indietro!).
Mentre Antonio sta andando a prendere la figlia per andare dal dott.
Cagnano, passa dal mercato e dopo aver avuto l'allucinazione di Mara
che bacia Luca (in realtà non sono loro due) incontra un indovino che
"vede" alcune cose.
"Sei cuspide, vero? Tra sagittario e capricorno, vero?". "E lei come
fa a saperlo?" risponde quasi infastidito Antonio. "Si possono vedere
molte cose.. amore, denaro, vita, morte, cambiamenti..."
Antonio crede
di conoscere già la natura dei suoi guai e si allontana nel tentativo
di liquidare l'indovino con un "mi scusi ma non ho tempo". Il passo
svelto non gli risparmia però un sibillino: "tutto si scioglierà
danzando!" al quale Antonio (seccato) risponderà con un
divertentissimo "non so ballare io!".
Antonio giunge finalmente dalla figlia, che stava aspettando
l'apertura della scuola, e insieme vanno da Cagnano. L'indirizzo
corrisponde ad un luogo malfamato della città.
Si ha la sensazione di
entrare con Antonio e la figlia nell'Ade. Cagnano ricorda l'archetipo
del "demone" costretto ad obbedire alle Leggi Divine e probabilmente a
promuovere lo sviluppo individuale e spirituale di Antonio.
Le immagini di Cagnano che lavora sulla bocca di Denise: Antonio vive
l'intervento sulla bocca della madre come uno stupro/amplesso maligno.
Poi sta a lui a sedersi sulla poltrona di Cagnano, ma lui ha imparato
a controllare il dolore e "scivola in basso" in una specie di
meditazione profonda: adesso è in una dimensione nella quale è
possibile camminare sul soffitto.
La storia e il sogno di Antonio continuano da Cagnano con la Mammagia
che incontra nella stanza d'attesa.
Uno dei passaggi più belli del
film: si trova in mezzo alla natura, con la madre distesa su di un
plaid per un pic-nic. "Antonio dove stai andando?". "Mi sono perso..
(sono in crisi)" è la risposta.
"Vuoi una fetta di torta?" Denise è incantevole: "solo quando ti perdi
puoi scoprire qualcosa di nuovo"; ma Antonio si sente confuso e prova
dolore: talvolta in questa condizione si fa fatica ad essere lucidi.
Poi si torna da Cagnano e insieme ad Antonio e Michela scendiamo negli
inferi. Il demone Cagnano è un eccellente Paolo Villaggio, un poco
maniaco e un poco serial killer.
"Maria! Devo fare tutto io in questa casa? Che schifo! Io i dentisti
li ammazzerei tutti!" Sono tutte esclamazioni di Cagnano: non molto
rassicurante come inizio! "I padri vengono sempre prima dei figli
(...) dopo se fai la brava (Michela) ti do una bella caramella..."
E infatti Cagnano (dentista posseduto dal demone, dalla fidanzata
Ciuta e dalla vita stessa) toglie ad Antonio entrambi gli incisivi! Si
tratta di un momento importante, perché, come vedremo meglio in
seguito, è proprio la seconda dentizione (una cosa utile in apparenza)
che impedisce ad Antonio di andare oltre nel suo viaggio!
"Odio i miei denti..!" Antonio non ha conquistato ancora l'amore di se
stesso. Spara sui suoi denti per sparare su se stesso. Ma è ovvio che
questa non è la strada per uscirne.
L'Ambiente è magico: tolto il primo dente si fulmina la lampadina
della cucina-studio-dentistico e Cagnano estrae il secondo dente al
buio.
Michela è impaurita e strilla e Ciuta è in difficoltà: "(Cagnano
a Ciuta) cretina! Alla tua età hai ancora paura del buio!".
Michela chiede al padre: "Ti ha fatto male?". Antonio cerca di dare
alla figlia una immagine di sé di persona invulnerabile e mente
spudoratamente: "nessuno può fare del male al tuo papà!".
Compare Beluga, uno dei dentisti della madre di Antonio e la moglie
Fiorenza, giovanissima e infelice, che trovava un poco di
spensieratezza facendo dei giochetti erotici con Antonio bambino. La
voce di Antonio fuori campo: "Non durò a lungo". Infatti Beluga aveva
scoperto che la moglie aveva un amante e l'aveva macellata nella vasca
da bagno, prima di uccidersi con un rasoio.
Si torna da Cagnano, che dopo aver tolto i denti ad Antonio riflette
ad alta voce: "che strano.. una radice così piccola per dei denti così
grandi (...) la sotto in quella bocca da pescecane ci potrebbe anche
essere una terza dentizione.. non lo sapremo mai!". Infatti Antonio
protegge sua figlia: da piccolo non era riuscito a proteggere la madre
dalle grinfie di Cagnano e adesso che può scegliere dimostra di voler
interrompere l'esperienza con Cagnano.
Antonio adesso è nella vasca da bagno in casa di Mara e riflette (voce
fuori campo): "il primo abbandono è quando nasci; il secondo quando
muori: la vita è fatta di abbandoni..."
Lutto e accettazione del
lutto: tematiche centrali nella psicologia del profondo.
Arriva il gran finale: Mara vuole andare alla festa del compleanno di
Luca. Antonio nonostante l'odontoma l'accompagna. Luca canta in
francese e suona il pianoforte come Frank Sinatra: è infatti
perfettamente a suo agio sul palco e Mara è in estasi per queste sue
competenze. Antonio è arrabbiato e anche un poco "su di giri"
probabilmente a causa degli antidolorifici e dell'alcol che ci beve
dietro...
Uno ad uno arrivano i fantasmi del passato: lo zio Nino, il padre di
Antonio e il dentista Beluga. Mara balla il tango con Luca: sembrano i
ballerini di un carillon. Antonio è stremato. Le allucinazioni hanno
la meglio: vede lo zio Nino del bicchiere di wisky e ci si tuffa!
Racconta allo zio Nino che Mara sta ballando il tango con un altro...
Lo dice allo zio Nino, che a suo tempo gli aveva detto "il tango non è
per ballare ma per sentire la dama".
"(...) la magia è magia Antonio.. anche il dolore è magia.. se non li
sai guardare, certi dolori ti fanno perdere il mondo, ma se li
riconosci possono pure ristabilire un contatto.. guarda c'è pure tuo
padre".
Il fantasma del padre di Antonio, che in vita evidentemente non era
riuscito a relazionarsi con sua moglie, chiede ad Antonio informazioni
sulla donna: "scusa (...) volevo sapere se tua madre mi ha amato
davvero?". Ma i due non danzano. La voce fuori campo stavolta è
implacabile e sottolinea: "questo continuo bisogno di amore che ci fa
diventare fragili e violenti".
Arriva anche il dentista Beluga, che può
finalmente parlare (in vita non poteva farlo: era muto). Gli
parla della relazione con la moglie Fiorenza: "L'ho uccisa
perché così era totalmente mia (...) forse quando si possiede
totalmente una persona questa scompare. Allora a cosa serve?".
Non sapeva come esprimere tutto l'amore che voleva esprimere,
non aveva le parole...
Antonio torna nel mondo dei vivi e aggredisce Luca: lo minaccia per
essersi relazionato a distanza troppo ravvicinata con Mara. Stavolta
Luca è molto più psicologo che dentista: contiene la rabbia di Antonio
e invece di giungere al conflitto ingestibile (la rissa), lo aiuta a
tirare fuori la terza dentizione!
Lo psicologo ha facilitato la trasformazione della rabbia di Antonio
in qualcosa di positivo per entrambi: questa sì che è una terapia ben
condotta! Ma non senza dolore: "partorire" i nuovi denti (e quindi la
nuova persona) è il mezzo attraverso il quale si compie il sacrificio
(da "sacrum facere", rendere sacro).
Adesso ha i suoi denti nuovi: la terza dentizione mette un gran buon
umore ad Antonio! Ma Mara, la ex-Mammagia, non è ben disposta: è
arrabbiata per il comportamento di Antonio e lo molla. Lui sembra
accettare di buon grado l'abbandono (adesso sente di avere la speranza
di una nuova relazione?).
"Tutto si scioglierà danzando" aveva detto l'indovino e infatti è
proprio danzando coi suoi fantasmi che si scioglie "l'uovo sodo" di
Virzì e con esso il complesso edipico (l'ultima danza del film è con
la madre che "deve andare").
La madre se ne va e Antonio continua a danzare (la vita). Dalla
nevrosi alla salute psichica, oltre i condizionamenti, fino alla danza
individuale e, più oltre - per chi lo desidera - alla Danza Cosmica,
che è l'armonia di se stessi con se stessi, con la Natura e con
l'Universo!
"Voglio essere felice" è la frase che Antonio scrive su un foglietto
prima di nascondere il pezzo di carta tra i fiori della tomba della
madre. "Dov'è Mara? Per adesso mi godo questa giornata di sole..."
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