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Sui fatti di Novi Ligure
(Pubblicato dal "Il Nordest") |
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L’angoscia che trapela nel cercare di comprendere un
fatto terribile come lo sterminio di familiari da parte di giovani
apparentemente normali, è legata a sentimenti primari di sicurezza che
si smontano su fatti la cui realtà sconvolge il pensiero logico e pone
domande interminabili. |
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Si è detto molto e molto sarà ancora
da dire, ognuno mescola i propri sentimenti, ambizioni, paure,
ideologie, protagonismi, nel reagire alla domanda il cui lungo silenzio
dalla quale giunge ha seppellito possibili esaurienti risposte. |
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Personalmente mi sottraggo a
identificare un caso come emblematico di qualcosa, dei mali sociali, che
ci sono, della bizzarra realtà dei giovani non conflittuali e bigotti,
che c’è, della normalizzazione conformista delle idee, della cultura,
dell’economia, della politica, che sicuramente esiste. Tutto questo e
molto altro c’entra, il mondo è creato dal nostro pensiero e dalla
capacità di reagire alle emozioni. Siamo strani animali che nasciamo
dalla paura, e da questa, a volte e con dolore, risolviamo la vita. Ma
la stessa paura ci fa creare mostri sui quali proiettare le nostre
angosce e l’incapacità di capire quello che ci accade. Non ci sono
mostri, lasciamo in pace quei due stupiti adolescenti, intorno abbiamo
solo fantasmi che cercano disperatamente di farsi vedere. |
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Quando si allevano i propri figli,
tutti, non solo quelli che poi ti ammazzano, nella speranza che non
siano colti dalle nostre terribili paure, quando li si protegge da
tutto, per cui la responsabilità non riesce a crescere, qualcosa di
strano e terribile sta accadendo. |
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Nel caso che abbiamo tutti in mente,
quello che è per me maggiormente sconvolgente è l’accusa lanciata agli
“Albanesi”, nuovi martiri della nostra coscienza che, come tutti i
martiri di un certo livello, interpretano, e lo faranno sempre meglio,
le nostre disperate preghiere. |
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Quell’accusa è purtroppo “sana”, nel
senso che è viva e pronunciata con ardore, senza gravi smentite, da
molti adulti che così si spiegano le loro tristi sorti di esseri colmi
di cose e miseri d’umanità, è un atto d’amore che i giovani dedicano ai
loro padri incapaci di guidarli nel conflittuale viaggio della vita.
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Quello che resta ai giovani e a noi
tutti è un deserto di certezze, di rigide categorie dove cerchiamo il
nostro spazio vitale, escludendo ciò che non vi appartiene, “pazzi”, a
cui diamo chili di sante medicine, malati, poveri e blasfemi vari. |
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Questo, mi si permetta, è più
terribile del sangue, quello lo si spiega con un semplice manuale
psicodiagnostico. Uccidere i genitori, almeno a livello simbolico, è un
fatto naturale, se poi non c’è capacità di vivere le metafore psichiche
questo è malattia, estrema forma di una realtà sconfitta. |
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