Qualche settimana fa, ora siamo
all'inizio di marzo 1999, un settimanale tra i più seguiti ha offerto tra i consueti
gadget un opuscolo sulla depressione, una sorta di
compendio sulla malattia più temuta dai seguaci della vita frenetica, dagli ammalati del
tempo e della performance, per parafrasare uno spot idiota, o da quelli come la deficiente
ipercinetica della pubblicità di un antiflogistico, che terrorizzata dal raffreddore,
s'imbottisce del farmaco per non rinunciare ad andare in palestra o ad una serata galante. |
Il libretto, redatto
dall'Associazione Psichiatrica Italiana, propone un'esauriente spiegazione di tutte le
caratteristiche del male oscuro, dai sintomi alle cause, chiarendo definitivamente che,
con buona pace di chi perde ancora tempo con chiacchiere, sogni, lapsus e transfert, per
guarire dalla depressione non c'è altra strada che l'uso di farmaci. |
A conferma della "assoluta
scientificità" delle argomentazioni proposte in merito alla determinazione organica
del disturbo depressivo, e alle conseguenti indicazioni terapeutiche che assegnavano alla
psicoterapia il ruolo di "possibile coadiuvante in caso di depressione lieve",
il papiro in questione proponeva che "nel depresso si osservano modificazioni nella
chimica cerebrale". |
Sarebbe stato interessante proporre
ai nostri cari psichiatri divulgatori le osservazioni sulla modifica della chimica
cerebrale avvenuta nel mio cervello nell'impeto d'ilarità e sconforto dovuto alla lettura di simili
baggianate. |
E' ovvio che ogni emozione, e quindi gli stati affettivi patologici come la
depressione, ha un suo corrispettivo fisiologico, assurdo sarebbe il contrario.
Il fatto grave è che si propagandano importanti osservazioni scientifiche che ci aiutano a conoscere sempre meglio la fisiologia umana, come
ineluttabili spiegazioni in merito alla causa e quindi alla corrispondente terapia dei
disturbi psichici. |
Non appare oscuro, in questo caso,
quale peso possa avere l'interesse dell'industria farmaceutica in tali campagne
informative, che ormai fanno del caso descritto solo un trascurabile esempio. E da queste
campagne non si salvano neanche i ragazzi: è noto il caso di un'associazione nata nei
lugubri meandri del santuario pisano dell'estrema ortodossia psichiatrica, dove un vate in
camice bianco assolve a secchiate di pasticche gli indemoniati psichici, che ha svolto una vasta
campagna nelle scuole d'Italia a favore del trattamento psicofarmacologico del disagio
psicologico giovanile. |
Esiste un'informazione sanitaria, e
soprattutto psico-sanitaria, a senso unico, il mercato del disagio psicologico è troppo
allettante e il mito della pillola panacea alberga indisturbato nei luoghi oscuri della
nostra cultura. |
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E' quella stesa
cultura che poi si adombra turbata e inconsapevole
quando i sui giovani cuccioli si rivolgono al
supporto emotivo di pillole colorate da deglutire
veloci nelle sale da sballo, non sentendosi
affatto invischiati nell'infamia della droga.
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E perché
dovrebbero? In fondo quelle sono solo pillole.
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